E’ possibile detrarre dall'Irpef una parte dei costi sostenuti per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici residenziali anche per gli interventi rivolti all'eliminazione delle barriere architettoniche.

Rientrano nell'agevolazione:

• le spese sostenute per ascensori e montacarichi, per elevatori esterni all'abitazione, per la sostituzione di gradini con rampe;

• le spese per la realizzazione di strumenti che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo tecnologico, favoriscono la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge n. 104/1992.

La detrazione non si applica per il semplice acquisto di strumenti o beni mobili (telefoni viva voce, schermi touch screen, computer), anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità della persona con disabilità.

Le agevolazioni fiscali per chi esegue interventi finalizzati all'eliminazione delle barriere architettoniche sono:

• del 50%, da calcolare su un importo massimo di 96.000 euro, se la spesa è sostenuta nel periodo compreso tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2018;

• del 36% da calcolare su un importo massimo di 48.000 euro, per le spese che saranno sostenute a partire dal 1° gennaio 2019.

Per le prestazioni di servizi relative all'appalto di questi lavori, è inoltre applicabile l’aliquota Iva agevolata del 4%, anziché quella ordinaria.

 

La recente Legge di Bilancio 2018 (Legge 27.12.2017 n.205) ha prorogato l’agevolazione fiscale:

  • per chi acquista, nel 2018, mobili ed elettrodomestici nuovi destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione;
  • per chi ha realizzato interventi di ristrutturazione edilizia a partire dal 1° gennaio 2017.

I grandi elettrodomestici devono essere di classe non inferiore alla A+ (A per i forni).

La detrazione sull'acquisto di mobili ed elettrodomestici è del 50% su un importo massimo di 10.000 euro comprensivo delle eventuali spese di trasporto e montaggio.

L'importo massimo di 10.000 euro è riferito ad ogni unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o alla parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione. Se una persona esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.

 

Tra i lavori per i quali è possibile richiedere l'Ecobonus rientrano le schermature solari, sia che si tratti di interventi ex-novo, sia che si tratti di sostituzione di schermature solari esistenti.

La detrazione è pari al 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2018 fino ad un massimo di spesa di 60.000 euro; per i condomini la detrazione è maggiore e lo sconto è del 75%. Al termine dei lavori, è necessario inviare i documenti all’ENEA.

L’agevolazione fiscale è riconosciuta anche per chi non cambia le finestre e comprende:

  • tende esterne e interne, veneziane esterne, persiane, scuri, tapparelle ed in generale le schermature solari indicate nell'allegato M del decreto legislativo n. 311/2006.

Le schermature solari devono avere dei requisiti tecnici specifici:

  • devono essere applicate sull'elemento edilizio e non liberamente montabili e smontabili dal proprietario, inquilino ecc..;
  • devono essere a protezione di una superficie vetrata;
  • devono essere mobili;
  • devono essere schermature “tecniche”;
  • non devono avere orientamento a nord;
  • devono possedere una marcatura CE, se prevista;
  • devono rispettare le leggi e normative nazionali e locali in tema di sicurezza e di efficienza energetica.

La serra bioclimatica o giardino d’inverno può essere considerata come un vero e proprio prolungamento dell’abitazione verso l’esterno. In passato era una sorta di serra-salotto, oggi può accogliere piccoli salotti, sale da pranzo, studi e luoghi di svago. Le sue dimensioni volumetriche però non possono essere eccessive, si può arrivare a massimo un 20% del volume dell’abitazione a cui è annessa ma questo dato varia da Comune a Comune.

La serra bioclimatica deve avere un orientamento preciso ed essere realizzata con caratteristiche costruttive specifiche e quasi sempre differenti da quelle dell’abitazione principale.

I materiali, ad esempio, devono limitare la dispersione termica ma consentire un accumulo di calore, grazie all'irraggiamento solare, in modo da sfruttarlo come ausilio al riscaldamento della casa per avere un risparmio energetico. Inoltre gran parte della superficie disperdente deve essere costituita da elementi vetrati la cui percentuale rispetto alla superficie totale è variabile da Comune a Comune.

Altre caratteristiche della serra bioclimatica:

  • non deve essere riscaldata;
  • non deve configurarsi come un locale abitativo permanente;
  • deve garantire una riduzione del fabbisogno energetico invernale la cui percentuale è variabile da Comune a Comune;
  • deve avere superfici vetrate apribili e sistemi di schermatura estiva dei raggi solari;
  • deve rispettare i Regolamenti Comunali per quanto riguarda distanze, altezze, ecc…

Grazie alla Legge di Bilancio 2018 (Legge 27.12.2017 n.205), che ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 la possibilità di ottenere agevolazioni fiscali, la realizzazione di una serra bioclimatica può rientrare tra le opere di riqualificazione energetica con una detrazione del 65%, facendo riferimento alle prestazioni e al risparmio energetico che essa assicura.

 

Con la Legge di Bilancio 2018 (Legge 27.12.2017 n.205) è stato introdotto il nuovo Bonus verde.

Consiste in una detrazione fiscale per chi sostiene spese per la sistemazione del verde, di aree scoperte, di pertinenza delle unità immobiliari private di qualsiasi genere.

Il nuovo Bonus verde urbano prevede uno sconto fiscale IRPEF del 36%, da detrarre dalla dichiarazione dei redditi, fino ad una spesa massima di 5.000 euro.

Il Bonus verde non è riferito alla persona ma è sulla casa, pertanto, se si hanno due immobili sui quali far eseguire interventi agevolabili con il nuovo bonus, è possibile sommare le due detrazioni, avendo così per ciascuna casa, una detrazione del 36% di 5.000 euro.

Il nuovo Bonus verde spetta sia ai privati che ai condomini che sostengono spese per:

  • sistemazione del verde: giardini, terrazzi, balconi anche condominiali;
  • recupero del verde di giardini di interesse storico;
  • rifacimento di impianti di irrigazione;
  • sostituzione di siepi;
  • grandi potature;
  • fornitura di piante o arbusti;
  • riqualificazione di prati;
  • lavori e interventi per la trasformazione di un’area incolta in aiuole e piccoli prati (manca la conferma).

Con la Legge di Bilancio 2018 (Legge 27.12.2017 n.205) è stata resa ufficiale la proroga dello sconto fiscale per chi effettua lavori di riqualificazione energetica. Per le abitazioni private si potrà beneficiare della detrazione fino al 31 dicembre 2018 mentre per i condomini sarà in vigore fino al 2021.

In attesa della pubblicazione dei decreti con le nuove disposizioni tecniche e procedurali attuative della suddetta Legge riepiloghiamo quali sono le conferme e le novità riguardo le aliquote delle detrazioni fiscali per il risparmio energetico degli edifici esistenti che troviamo descritte sul sito dell'Enea (http://www.acs.enea.it/).

Resta confermata al 65% l’aliquota per:

• interventi di coibentazione dell’involucro opaco;

• pompe di calore;

• sistemi di building automation;

• collettori solari per produzione di acqua calda;

• scaldacqua a pompa di calore;

• generatori ibridi, cioè costituiti da una pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro;

• generatori d’aria a condensazione;

• micro-cogeneratori, per una detrazione massima consentita di 100.000 euro.

Restano confermate al 70% e al 75% le aliquote di detrazione per:

• gli interventi di tipo condominiale per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 con il limite di spesa di 40.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

E’ prevista una detrazione dell’80% qualora:

• gli stessi interventi siano realizzati in edifici appartenenti alle zone sismiche 1, 2 o 3 e siano finalizzati anche alla riduzione del rischio sismico determinando il passaggio a una classe di rischio inferiore.

E’ prevista una detrazione dell’85%:

• con la riduzione di 2 o più classi di rischio sismico. Il limite massimo di spesa consentito, in questo caso passa a 136.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono l’edificio.

Le principali novità riguardano la riduzione dell’aliquota di detrazione al 50% per:

• interventi relativi alla sostituzione di finestre comprensive d’infissi;

• schermature solari;

• caldaie a biomassa;

• caldaie a condensazione, che continuano ad essere ammesse purché abbiano un’efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n.811/2013. Le caldaie a condensazione possono, tuttavia, accedere alle detrazioni del 65% se oltre ad essere in classe A sono dotate di sistemi di termoregolazione evoluti appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02.

Il Regolamento Edilizio Tipo definisce veranda «un locale o spazio coperto avente le caratteristiche di loggiato, balcone, terrazza o portico, chiuso sui lati da superfici vetrate o con elementi trasparenti e impermeabili, parzialmente o totalmente apribili».

La veranda, dal punto di vista edilizio, determina un aumento della volumetria dell’edificio e una modifica della sua sagoma e quindi richiede il Permesso di Costruire.

Se manca l’autorizzazione del Comune, il proprietario che realizza la veranda commette il reato di abuso edilizio per il quale può essere condannato penalmente, con ordine di demolizione della veranda.

Se però l’abuso edilizio si prescrive, l’ordine di demolizione non si prescrive mai e può essere intimato in qualsiasi momento anche a distanza di numerosi anni e nei confronti del successivo proprietario dell’immobile.

Anche la veranda, come il gazebo, non deve essere a meno di 3 metri dalle altre costruzioni prospicienti.

Se ci si trova in un condominio non è necessario avere l’autorizzazione da parte degli altri condomini ma è sempre meglio richiederla per evitare successive contestazioni e richieste di demolizione.

Sono infatti motivo di demolizione il fatto che la veranda:

  • possa costituire un pericolo per la stabilità dell’edificio;
  • pregiudichi l’aspetto architettonico e il decoro della facciata dell’edificio.

Il condominio, tuttavia, non potrà agire contro il condomino che ha realizzato la veranda se prima lo ha espressamente autorizzato.

E’ doveroso invece, da parte del condomino che vuole realizzare la veranda, informare l’amministratore.

Conseguenze della realizzazione della veranda, in un condominio, sono:

  • aumento della superficie dell’appartamento interessato e quindi dei rispettivi millesimi di proprietà e diminuzione del valore degli altri appartamenti;
  • possibile revisione delle tabelle millesimali che può essere approvata in assemblea.

 

Il pergolato è una struttura realizzata al fine di adornare e ombreggiare giardini o terrazzi e consiste in un’impalcatura, generalmente di sostegno di piante rampicanti, costituita da due o più file di montanti verticali riuniti superiormente da elementi orizzontali, tale da consentire il passaggio delle persone e aperta su almeno tre lati e nella parte superiore.

Normalmente il pergolato non necessita di titoli abilitativi edilizi ma quando è coperto, nella parte superiore, anche per una sola porzione, con una struttura non facilmente amovibile, realizzata con qualsiasi materiale, è assoggettato tuttavia alle regole dettate per la realizzazione delle tettoie.


La pergotenda è un elemento di migliore fruizione dello spazio esterno, stabile e duraturo. L’opera principale non è la struttura in sé, ma la tenda, quale elemento di protezione dal sole e dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura, che deve rispettare le disposizioni sulle distanze legali tra gli edifici, si qualifica in termini di mero elemento accessorio necessario al sostegno e all'estensione della tenda.

Tenuto conto della consistenza, delle caratteristiche costruttive e della funzione, una pergotenda viene qualificata come «mero arredo esterno quando è di modeste dimensioni, non modifica la destinazione d’uso degli spazi esterni ed è facilmente ed immediatamente rimovibile, con la conseguenza che la sua installazione si va ad inscrivere all'interno della categoria delle attività di edilizia libera e non necessita quindi di alcun permesso».

Se la copertura invece è realizzata in maniera permanente è assoggettato alle regole dettate per la realizzazione delle tettoie.

Il Consiglio di Stato ha, inoltre, precisato che:

  • la struttura portante, sebbene realizzata non tutta con materiali leggeri, può rientrare nella categoria dei pergolati;
  • le tende laterali possono essere considerate una vera e propria pergotenda se possono essere aperte o chiuse mediante un sistema di scorrimento veloce (ad esempio mediante appositi occhielli) e movimentate manualmente su apposite guide scorrevoli.

Teli plastificati e impermeabili fissati con chiodi o rondelle alla travi di copertura non sono amovibili, e quindi la loro installazione esclude la natura di pergotenda.

Pergolati, pergotende e gazebi (La gestione di particolari opere: il gazebo), se rispettosi delle rispettive caratteristiche già illustrate, non rientrano nel regime delle opere pertinenziali in quanto non costituiscono volume a meno che siano coperti in maniera permanente.

Il gazebo è una struttura leggera coperta, non aderente ad altro fabbricato, aperta ai lati e realizzata con una struttura portante solitamente in ferro battuto, in alluminio o in legno strutturale.

Talvolta, il gazebo, è chiuso ai lati da tende facilmente rimuovibili e talvolta è realizzato in modo permanente per la migliore fruibilità degli spazi aperti come giardini o ampi terrazzi.

Per la costruzione di un gazebo e di altre opere di limitata consistenza e di limitato impatto sul territorio, non è sempre facile capire se è possibile farli rientrare nel regime dell’edilizia libera o per la loro realizzazione è richiesto un titolo edilizio.

Questi limiti sono stabiliti nel Regolamento Edilizio di ogni Comune.

Relativamente al gazebo se viene utilizzato come struttura temporanea non necessita di titoli edilizi ma nel caso in cui sia infisso al suolo è necessario il Permesso di Costruire.