Il 20 ottobre 2016 è stato approvato il Regolamento Edilizio Tipo che contiene:

  • l'indice cui i Comuni dovranno rifarsi per la stesura dei propri regolamenti;
  • le 42 definizioni standardizzate.

Le Regioni a Statuto Ordinario dovevano recepirlo entro il 18 aprile 2017 stabilendo i metodi, le procedure (comprese specifiche norme transitorie volte a limitare i possibili effetti dell’adeguamento sui procedimenti in itinere) e i tempi (non superiori a 180 gg) entro cui i Comuni dovevano adeguare i propri regolamenti edilizi per conformarli allo Schema di Regolamento Edilizio Tipo ed ai relativi allegati.

Alla fine del 2017 solo poche Regioni e Comuni lo hanno recepito, questo non comporta alcuna sanzione per chi non si è adeguato, ma prevede alcune situazioni:

  • un monitoraggio, con cadenza almeno annuale, sull'attuazione del Regolamento Edilizio;
  • i Comuni possono provvedere all'adozione dello Schema di Regolamento Edilizio Tipo e dei relativi allegati anche in caso di mancato recepimento da parte della Regione;
  • se il Comune non si adegua a quanto previsto dalla Regione, le definizioni uniformi e le disposizioni sovraordinate in materia edilizia trovano diretta applicazione, prevalendo sulle disposizioni comunali con esse incompatibili.

Con questo articolo chiudiamo il discorso della prevenzione incendi, nei condomini, parlando delle attività “a rischio alto” classificate come Categoria C, che sono:

  • centrali termiche con potenzialità superiore a 700 kW (attività 74/C del D.P.R 151/2011, ex attività 91 del D.M 16 febbraio 1982);
  • autorimesse con superficie complessiva coperta superiore a 3000 mq (attività 75/C del D.P.R.151/2011, ex attività 92 del D.M. 16 febbraio 1982);
  • edifici destinati a civile abitazione con altezza antincendio superiore a 54 m (attività 77/C del DPR 151/2011, ex attività 94 e 95 del D.M. 16 febbraio 1982).

L'iter da seguire è lo stesso da adottare per le attività “a rischio basso” e “a medio rischio”.

Il sopralluogo da parte dei funzionari del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di competenza è sempre previsto, pertanto non vale il criterio del silenzio-assenso.

Per quanto riguarda i Pareri di Conformità Antincendio, i relativi rinnovi e i periodi di validità delle SCIA antincendio vale quanto già scritto nei precedenti articoli (Prevenzione incendi, nei condomini, per le attività considerate “a rischio basso” e Prevenzione incendi, nei condomini, per le attività considerate “a medio rischio”).

Per i certificati in corso di validità alla data di entrata in vigore del Decreto la scadenza del periodo di validità rimane quella indicata sui certificati medesimi.

 

In questo articolo proseguiamo il discorso della prevenzione incendi, nei condomini, parlando delle attività “a medio rischio” classificate come Categoria B, che sono:

  • centrali termiche con potenzialità compresa tra 350 e 700 kW (attività 74/B del D.P.R 151/2011, ex attività 91 del D.M 16 febbraio 1982);
  • autorimesse con superficie complessiva coperta compresa tra 1000 e 3000 mq (attività 75/B del D.P.R. 151/2011, ex attività 92 del D.M. 16 febbraio 1982);
  • edifici destinati a civile abitazione con altezza antincendio compresa tra 32 e 54 m (attività 77/B del DPR 151/2011, ex attività 94 e 95 del D.M. 16 febbraio 1982).

L’iter da seguire è praticamente lo stesso da adottare per le attività “a rischio basso” e prevede di:

  • presentare un progetto da sottoporre alla richiesta di valutazione ai fini antincendio ai sensi dall'art. 3 del D.P.R. 151/2011 (ex richiesta di Parere di Conformità Antincendio);
  • adeguare l’edificio alle disposizioni progettuali;
  • acquisire tutte le documentazioni e certificazioni attestanti la regolarità del fabbricato;
  • presentare la SCIA antincendio corredata delle documentazioni e certificazioni di cui al punto precedente.

La consegna della SCIA al protocollo vale come autorizzazione all’esercizio dell’attività secondo il criterio del silenzio-assenso.

Per quanto riguarda i Pareri di Conformità Antincendio, i rinnovi e i periodi di validità delle SCIA antincendio vale quanto già scritto nel precedente articolo (Prevenzione incendi, nei condomini, per le attività considerate “a rischio basso”).

Le attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco presenti all'interno dei condomini vengono classificate in 3 categorie in funzione del livello di rischio e per ciascuna categoria è previsto un differente iter procedurale.

Il nuovo D.P.R. 151/2011 regolamenta i nuovi procedimenti relativi alla prevenzione incendi ed introduce importanti modifiche che interessano anche i condomini residenziali, incluse le autorimesse e le centrali termiche di loro pertinenza.

Le modifiche introdotte:

  • non alterano le regole tecniche a cui gli edifici devono sottostare;
  • non alterano le opere di adeguamento necessarie;
  • riclassificano questi edifici;
  • introducono nuovi criteri procedurali per la presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività antincendio (SCIA antincendio) che sostituisce l’ormai superato Certificato di Prevenzione Incendi (C.P.I.).

Un tema importante e sempre più collegato alle grandi emergenze, che colpiscono tutto il pianeta e quindi anche il nostro Paese, è quello delle risorse idriche, da quelle idrogeologiche ai problemi connessi con la carenza della risorsa.

In questo articolo parleremo del dissesto idrogeologico, definibile come l'insieme dei processi morfologici che hanno un'azione fortemente distruttiva in termini di degradazione del suolo e quindi indirettamente nei confronti dei manufatti.

In molti comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico che comportano ogni anno un bilancio economico pesantissimo e la gestione irrazionale del territorio porta a conseguenze disastrose pertanto i problemi legati al dissesto idrogeologico devono essere messi urgentemente al centro della fase di pianificazione e valutazione delle politiche e degli interventi da attuare.

Con la sentenza n. 4127 del 02.03.2016 la Cassazione ha confermato che “deve ritenersi legittimamente configurabile la fattispecie del condominio parziale tutte le volte in cui un bene risulti, per obbiettive caratteristiche strutturali e funzionali, destinato al servizio o al godimento in modo esclusivo di una parte soltanto dell’edificio, parte oggetto di un autonomo diritto di proprietà, venendo in tal caso meno il presupposto per il riconoscimento di una contitolarità necessaria di tutti i condomini su quel bene.

Nel caso del condominio parziale trova applicazione l’art. 1123 c.c. 3 comma, che ripartisce le spese relative alla conservazione e godimento in proporzione dell’uso che ciascuno può farne, o meglio in relazione all'utilità che ciascun condomino trae dal bene comune.”

La sentenza di Cassazione n. 12641 del 17.06.2016 si occupa di “Nozione e momento costitutivo del condominio parziale, effetti sulla proprietà delle cose e le loro spese e riflessi processuali.”

Questo book raccoglie tutti gli articoli, fino ad ora pubblicati, che parlano di argomenti inerenti le Abitazioni.

Troverete il book all'interno della voce di menu "Risorse".

Book abitazioni 

Riprendo e approfondisco un capoverso dell’articolo "Le agevolazioni per l’acquisto della casa……e altro",  pubblicato nel 2016, perché con la conversione in legge del decreto Mille proroghe è stata prorogata, fino al 31-12-2017, la  detrazione Irpef del 50% dell'Iva pagata sull'acquisto di un'unità immobiliare residenziale di classe energetica A o B.

Possono usufruire dell'agevolazione i soggetti privati e per goderne è necessario che l'immobile:

  • sia acquistato entro il 31-12-2017. Il pagamento dell'Iva deve avvenire nel 2016/2017; non sono quindi agevolabili gli acconti corrisposti nel 2015 anche se il rogito risulta poi stipulato nell'anno 2016. E' invece possibile fruire della detrazione per l'Iva corrisposta sugli acconti nel 2016 sempre che il preliminare di acquisto sia registrato e il rogito sia stipulato entro il 2017;
  • sia destinato ad uso residenziale. Sono agevolabili non solo gli acquisti di "prime case" ma anche gli acquisti destinati a "seconda casa" o a “locazione”. L'agevolazione si estende anche alla pertinenza dell'unità immobiliare, a condizione che l'acquisto della pertinenza avvenga contestualmente all'acquisto dell'unità abitativa, e l'atto di acquisto dia evidenza del vincolo pertinenziale;
  • sia di classe energetica A o B;
  • sia ceduto da un'impresa costruttrice in modo che la compravendita sia assoggettata ad Iva e senza che sia intervenuto un acquisto intermedio.

Gli immobili produttivi come i fabbricati rurali e/o loro porzioni, ancora individuati al Catasto Terreni, dovevano essere censiti, dai proprietari e/o comproprietari, al Catasto Fabbricati come previsto dall’art. 13, comma 14-ter, del decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011 entro il 30 novembre 2012.

Nel caso in cui i suddetti proprietari e/o comproprietari non avessero provveduto ad effettuare tale dichiarazione, l’Agenzia delle Entrate provvederà, al loro posto, ad accatastare i fabbricati addebitandogli gli oneri dovuti.

Le sanzioni previste per il mancato accatastamento vanno da un minimo di 1032 € ad un massimo di 8264 €.

Nel caso in cui il proprietario e/o comproprietario effettui autonomamente l’accatastamento, potrà beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso ottenendo così una riduzione della sanzione a soli 172 €.

Dal censimento al Catasto Fabbricati sono esclusi gli immobili privi di rendita cioè in stato di collabenza e quelli diroccati.

 

La L.R. Lombardia n. 7/2017 ricorda, innanzitutto, che i piani seminterrati, per esser definiti tali, devono avere la superficie laterale solo parzialmente controterra, in misura comunque non superiore ai due terzi della superficie laterale totale.

Ogni Comune ha libertà di escludere parti di territorio dall'ambito di applicazione della legge per esigenze legate a:

  • tutela paesaggistica o igienico-sanitario;
  • rischio idrogeologico;
  • difesa del suolo.

Sono infatti escluse:

  • parti di territorio dove siano presenti fenomeni di risalita della falda acquifera;
  • parti di territorio interessate da opere di bonifica in corso o già effettuate.

Contestualmente agli interventi di recupero, in caso di incremento del carico urbanistico (cosa piuttosto difficile) sarà obbligatorio reperire spazi per parcheggi pertinenziali e servizi. Nel caso in cui si dimostri l’impossibilità di reperire tali spazi, sarà possibile, in alternativa, versare una somma pari al costo di costruzione per metro quadrato di spazio per parcheggi da reperire.

Non è previsto alcun costo di costruzione per:

  • vani e locali seminterrati con superficie lorda di pavimento (s.l.p.) inferiore a 200 mq se adibiti ad uso residenziale;
  • vani e locali seminterrati con superficie lorda di pavimento (s.l.p.) inferiore a 100 mq se adibiti ad altri usi.